La ricerca di lavoro

Ti senti libero di cambiare lavoro?

Mi capita spesso di ascoltare persone che non si sentono libere di mettersi in vetrina per cercare lavoro perché temono che si venga a sapere: “Sai, il nostro mondo è piccolo, ci conosciamo tutti, non vorrei che il mio CV finisse sulla scrivania sbagliata e che il mio capo/datore di lavoro lo scoprisse.”

Frasi di questo tipo hanno un fondamento oggettivo se nel tuo settore professionale ci sono tre aziende e trenta persone in tutto.
Nella maggior parte dei casi invece, oltre a evidenziare un tratto al limite del paranoico, risentono di una visione antica del lavoro dipendente, una visione paternalistica, per cui il capo/datore di lavoro è un padre che mantiene la famiglia e non può essere tradito: “Come è possibile? Io ti pago lo stipendio tutti i mesi e tu fai di tutto per abbandonarmi e mettermi in difficoltà?”

Se provi una sensazione simile nel momento in cui ti accingi a rispondere ad un annuncio o ad inviare un tuo progetto/candidatura prova a riflettere su questi quattro temi:

  1. Quanto potere stai dando a qualcun altro e quanta libertà stai togliendo a te stesso?
    Il nostro rapporto con il capo/datore di lavoro è sano, equilibrato, “adulto” solo quando entrambi possiamo fare a meno l’uno dell’altro. Da questo punto di vista dovremmo liberare il lavoro dall’aura “sentimentale” che spesso lo avvolge.
    Concetti come fedeltà, fiducia, rispetto sono alla base della nostra professionalità ma vengono spesso utilizzati strumentalmente dal tuo capo/datore di lavoro per metterti sotto pressione.
    Un contratto di lavoro subordinato non è un matrimonio.
    Non esistono tradimenti.
    Si cammina insieme per un tratto di strada, solo fino a quando piace e interessa a entrambe le parti.
  2. Ricordati che mentre poni dei freni alla tua libertà di cercare nuove opportunità il tuo capo probabilmente sta sostenendo dei colloqui per cambiare lavoro e il tuo datore di lavoro sta negoziando la cessione dell’azienda a qualcuno che magari domani metterà a rischio il tuo posto di lavoro.
    Siamo tutti sul mercato. Ciascuno di noi ha i propri obiettivi e i propri progetti.
    E se qualcuno in riunione ti provocherà con una battuta “
    non vorrei che tu ti facessi sedurre dalle sirene della concorrenza” dovrai semplicemente constatare che l’ipocrisia è una malattia molto diffusa.
  3.  Cercare delle nuove opportunità è una componente fondamentale della tua professionalità.
    Lo devi a te stesso. E’ un modo per darti degli stimoli positivi, per metterti in discussione, per misurarti con persone e realtà che non conosci, per verificare le tue competenze, in altre parole per sentirti vivo.
    Nel confronto con altre realtà potresti anche scoprire che la tua azienda attuale non è così male, e che il lavoro che svolgi ti piace davvero.
    Non guardare mai fuori dal proprio guscio significa inesorabilmente impoverirsi e incattivirsi.
    Pensa a quanta ostilità puoi maturare nei confronti del tuo capo/datore di lavoro nel momento in cui attribuisci ai loro atteggiamenti una limitazione della tua libertà.
    Rifletti su quanto questa ostilità si rifletta negativamente sulla qualità del tuo lavoro.
  4. Sei davvero sicuro che il tuo capo/datore di lavoro si arrabbierebbero se venissero a sapere che stai cercando un altro lavoro, o che magari hai sostenuto un colloquio con un concorrente?
    Un’azienda sana e illuminata non può che apprezzare il fatto che i propri dipendenti scalpitino.
    Certo, se invece di lavorare passi il tuo tempo a consultare offerte di lavoro non stai facendo il tuo dovere.
    Ma se fuori dall’orario di lavoro curi la tua “vetrina professionale” e coltivi il networking, senza smanie e senza ossessioni, ne beneficia anche il tuo lavoro attuale. Sei più sereno, sei più consapevole dei tuoi mezzi, sei più intraprendente, sei più “open minded”.
    Sei esattamente come il tuo capo ti chiede di essere.Mettendoti sul mercato, infine, senza volerlo aiuti la tua azienda perché la costringi ad alzare l’asticella, a costruire un ambiente di lavoro più stimolante e appagante, in modo da trattenere le persone e non lasciarsele scappare.

           di Lorenzo Cavalieri Manager Partner at Sparring

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Photo by Adam Walker on Unsplash

  • Vi racconto la mia esperienza…
    Qualche anno fa, mi resi conto che i miei turni di lavoro non mi lasciavano lo spazio per vivere una sana vita di coppia e di famiglia, e l’azienda per cui lavoravo non aveva modo di farmi crescere. Nonostante avessi guadagnato sia la fiducia dei titolari per la mia professionalità, sia il ruolo per cui avevo sudato, decisi di cambiare.
    Quando a conti fatti avertii delle mie dimissioni, la mia titolare mi disse di essere davvero dispiaciuta, ma che capiva, soprattutto apprezzava e incoraggiava tantissimo la mia voglia di crescere.
    Dalla stessa azienda ho ricevuto altre due proposte nei successivi due anni.
    Non abbiate paura di cambiare, aprire e chiudere portoni fa parte di un percorso!!

    • Bellissime parole, grazie per la tua testimonianza e complimenti!

  • L’avessi letto prima mi sarei risparmiata un po’ di ‘paranoie’ per quanto riguarda il cambiare lavoro. ‘un contratto di lavoro subordinato non è un matrimonio. Non esistono tradimenti.
    Si cammina insieme per un tratto di strada, solo fino a quando piace e interessa a entrambe le parti’.
    Spero di aver trovato il posto giusto.

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