Le norme

Nomadi Digitali: la nuova legge per venire a lavorare in Italia

Girano il mondo, lavorando ovunque grazie a Internet: sono i “Nomadi Digitali”, persone che abbracciano una nuova filosofia di vita e di lavoro. Negli ultimi anni, complice la grande diffusione dello smart working e il desiderio di molti di dare priorità alle proprie aspirazioni, il numero dei Nomadi Digitali sta aumentando. Cambiare il proprio stile di vita sembra oggi possibile, anche grazie alla legge.

Nel mese di marzo 2022 con il Decreto “Sostegni-ter” (convertito in Legge) il Consiglio dei Ministri ha approvato un emendamento che introduce ufficialmente nel nostro ordinamento giuridico la figura del nomade digitale.

Una notizia per certi versi rivoluzionaria che permetterà a remote worker e nomadi digitali (extra UE), che sceglieranno l’Italia come luogo in cui vivere e lavorare da remoto temporaneamente, di ottenere un permesso di soggiorno della durata di un anno (prorogabile per un ulteriore anno ed estendibile al proprio nucleo familiare), con meno burocrazia e agevolazioni per ottenere il visto.

Così l’Italia attrae nuovi talenti

Insomma, uno stile di vita che fino a pochi anni fa appariva come pionieristico e difficilmente realizzabile, adesso ha una precisa cornice giuridica anche nel nostro Paese. Secondo statistiche non ufficiali, in tutto il mondo ci sarebbero già più di 35 milioni di persone che si definiscono Nomadi Digitali, di varie nazionalità. E il numero è destinato a salire nei prossimi anni.

La nuova normativa fa riferimento ai lavoratori extra Ue «altamente qualificati» che, sfruttando la tecnologia, sono in grado di lavorare da remoto «in via autonoma ovvero per un’impresa anche non residente nel territorio dello Stato italiano», per un determinato periodo.

L’Italia si affaccia così a una strada già intrapresa da altri Paesi, che potrebbe portare a un maggiore afflusso di talenti e professionisti stranieri, che potranno operare anche al servizio di imprese italiane, svolgendo nel nostro paese l’attività lavorativa da remoto.

Il visto specifico per i Nomadi Digitali

Per entrare in Italia, i Nomadi Digitali avranno bisogno del visto d’ingresso. Si tratta di un visto specifico istituito per questa categoria di lavoratori, della durata non superiore a un anno. E così lavoratori da remoto extracomunitari, autonomi o subordinati, potranno arrivare nel Paese al di fuori delle quote massime di ingresso per lavoro previste dal Decreto Flussi, che periodicamente stabilisce il massimo di unità che possono entrare per motivi di lavoro subordinato, anche stagionale, e di lavoro autonomo.

Con il visto d’ingresso potranno ottenere il permesso di soggiorno della durata di un anno, prorogabile per un ulteriore anno ed estendibile al loro nucleo familiare, a condizione di avere un’assicurazione sanitaria che copra ogni eventuale rischio.

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