Sopravvivere al lavoro

Agli italiani soddisfa il proprio livello salariale? L’indagine 2023

Nella vita privata e in quella lavorativa, il denaro da solo non basta, ma resta un fattore chiave per la felicità. Nel caso specifico delle retribuzioni sembrerebbe che, per essere ritenute appaganti, queste debbano soddisfare determinati criteri:

1-  essere sufficienti ad assicurarci un tenore di vita dignitoso;

2- essere eque, tali da non farci sentire trattati in maniera diversa dai colleghi che svolgono le stesse nostre mansioni;

3- essere proporzionali all’impegno dedicato al lavoro.

Tuttavia, anche in presenza di retribuzioni adeguate, potremmo ritrovarci in condizioni di forte infelicità e arrivare persino a cambiare lavoro. Perché?

Per alcune persone esistono elementi non monetari che hanno un peso uguale, o perfino superiore, alla retribuzione monetaria. Per questo diventa sempre più comune valutare il “pacchetto retributivo” nella sua interezza piuttosto che il solo “netto in busta”.

L’Osservatorio JobPricing, in collaborazione con StipendioGiusto e InfoJobs ha svolto un’indagine per capire se e perché i lavoratori italiani siano soddisfatti dei loro pacchetti retributivi.

I risultati

Ben due lavoratori su tre si rivela insoddisfatto del proprio pacchetto retributivo, con un livello di soddisfazione in calo rispetto allo scorso anno.

Uno dei temi chiave di insoddisfazione è la meritocrazia: la percezione comune è che le ricompense non vadano davvero a chi se le merita. La percezione della meritocrazia è fortemente correlata da un lato alla concreta comprensione dei criteri adottati per la politica retributiva, dall’altro alla trasparenza dei criteri stessi. Se quindi nelle imprese non esiste un reale problema meritocratico potrebbe comunque esisterne uno di comunicazione.

I risultati della survey evidenziano, invece, un elemento molto forte: in presenza della sola quota fissa della retribuzione la soddisfazione è decisamente inferiore. Detto in altri termini, maggiormente differenziato è il pacchetto retributivo, con elementi quali variabili, bonus, benefit, welfare o altri premi non monetari, tanto più cresce la soddisfazione dei lavoratori.

Se le rilevazioni precedenti erano incentrate come la soddisfazione dei lavoratori era cambiata in periodo covid, e successivamente che impatto aveva avuto la ripresa economica rispetto alle aspettative future, il 2022 è stato l’anno in cui l’inflazione è cresciuta con tassi elevatissimi, erodendo il potere d’acquisto dei lavoratori italiani.

Per questo abbiamo chiesto ai lavoratori cosa le aziende hanno fatto per poter supportare i lavoratori in questo periodo critico, e ben il 57% degli intervistati ha indicato come la propria azienda non sia minimamente intervenuta a sostegno dei salari.

Coloro che hanno beneficiato di un contributo aziendale si differenziano per il tipo di leva: c’è chi ha avuto una Una Tantum, chi ha avuto un intervento sulla retribuzione fissa, chi ha aggiunto al proprio pacchetto dei benefit oppure ha visto aumentare la quota di welfare.

Come detto in precedenza, la retribuzione non è di per sé un fattore motivante, ma vi sono altri elementi che sono altrettanto se non più impattanti nella scelta di un posto di lavoro. Oggi i lavoratori ritengono che relazioni positive con i colleghi, possibilità di sviluppo di carriera, flessibilità e contenuto del lavoro siano importanti tanto quanto la retribuzione.

Dalle risposte fornite dai lavoratori è evidente come l’esperienza complessiva nel contesto di lavoro è vincente, dove il giusto bilanciamento tra una retribuzione ritenuta corretta e non solo fissa, abbinata ai cosiddetti intangibles sia veicolo di soddisfazione complessiva.

 

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