Il colloquio

Sono ambizioso, posso dirlo?

L’ambizione è un concetto cui si da un’accezione sia positiva che negativa.

Nei colloqui di lavoro, a volte, le persone ambiziose temono di esporsi per non trasmettere un’impressione negativa.

Alla fatidica domanda “come si vede tra tre-cinque anni?” i candidati cercano di rispondere nel modo più neutrale e “politico” possibile.

Ma come possiamo definire l’ambizione?

Una delle definizioni potrebbe essere: un intenso desiderio di ottenere qualcosa, con determinazione e merito.

Se prendiamo per buona questa esplicazione, possiamo darne un significato positivo, chiamandola “sana ambizione”.
È  la voglia di raggiungere con risolutezza, correttezza e forte volontà gli obiettivi, anche personali, che contribuiscono a ottenere vantaggi anche per l’azienda, per l’organizzazione, per i colleghi e il team, oppure per la comunità in cui si lavora o vive.

Quale azienda non vorrebbe persone con queste caratteristiche?

Invece, possiamo darne un significato negativo nel momento in cui questo desiderio di ottenere qualcosa vada a scapito dei colleghi, dei clienti e delle altre persone con cui si lavora e si vive, oppure quando vada anche a svantaggio della persona stessa che magari trascura altri aspetti della propria vita ritenuti importanti dal senso comune.

Probabilmente sono poche le aziende che vorrebbero persone con queste caratteristiche.

Io credo che sia utile, per ciascuna persona che voglia affrontare un colloquio di lavoro, capire il proprio livello di ambizione e la natura della stessa.

Se si tratta di una “sana ambizione”, non credo sia un problema esprimerla specificando con casi ed esempi concreti, che mostrano come l’ambizione sia stata in passato utile anche al team di appartenenza e come il risultato desiderato sia stato ottenuto con merito, con costanza, con impegno, determinazione e correttezza. 

In questo caso può trattarsi di un titolo di studio, un successo sportivo, un risultato ottenuto nello svolgimento di una qualsiasi attività di piacere o in ambito lavorativo.

E quindi, cosa rispondere alla fatidica domanda?

Quindi, alla fatidica domanda si può anche rispondere “Voglio ottenere questo risultato. E metterò tutta la mia determinazione e il mio impegno per ottenerlo con merito, facendo un gioco di squadra e mettendo al primo posto il bene comune e poi quello personale! Ad esempio, come ho fatto in quella situazione quando…”.

Che ne dite, quanta “sana ambizione” avete?

di Antonio Messina, Presidente ed Executive Trainer & Consultant – Hara Risorse Umane

E ora non ti resta che trovare l’offerta giusta per la tua ambizione.

  • Un’azienda,artigiano,fabbrica, ditta ecc se pubblica un’annuncio ,una richiesta di personale/figura professionale mirata o si rivolge a un’agenzia interinale,centro per l’impiego ecc ecc non penso che al momento di un colloquio conoscitivo o al momento della fatidica firma dell’ contratto da parte del lavoratore dopo aver passato le selezione ed essere stato scelto,non penso che ,l’Hr,responsabile del personale se e una persona equilibrata, professionale, etica e corretta possa fare tale domanda al nuovo o al presunto nuovo impiego, operaio ecc. Che domanda è :come si vede tra 3/5 anni ? Che senso ha…e nuna domanda tristissima,fuori luogo e insensata.

    Un lavoratore,un professionista,serio,con passione da vendere se si candida,se si avvicina a quella azienda/realtà aziendale è perché conoscw quel tipo di lavoro/incarico e responsabilità, crede in se stesso,alla sua capacità e preparazione professionale alla figura/incarico che si è segnalato, un lavoratore con una certa età con mutuo,famiglia,bambini e delle responsabilità economiche e personali cerca qual lavoro e ambisce a quel posto perché vuole una sicurezza a fine mese,una certezza economica sicura,Un’azienda, un datore di lavoro lungimirante e positivo che possa farlo crescere professionalmente che venga valorizzato così si vede dopo 3/5 anni dalla firma del contratto e se tutto questo miracolosamente si avvererà il lavoratore non andrà mai via e non chiedera mai di andare via ma il suo lavoro sarà e diventerà la sua seconda casa la sua seconda famiglia.

    Eutopia? No solo furtuna nell’incontrare e conoscere l’Hr giusto e l’azienda/datore di lavoro giusto.

    Sig Giambarresi

    • Grazie Giovanni per aver condiviso il tuo punto di vista. Buona giornata.

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