Via i voucher, vuoto normativo

Via i voucher, vuoto normativo

Le prestazioni a carattere occasionale restano senza tutela.

22 Mar, 2017
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Lo scorso 11 gennaio, la Corte Costituzionale aveva dichiarato ammissibile il quesito referendario proposto dalla CGIL che mirava all’abolizione tout court della normativa vigente in tema di lavoro accessorio.
Il Governo, dopo aver fissato per il 28 maggio la data del referendum ammesso dalla Consulta, con il Consiglio dei Ministri del 17 marzo ha dato ufficialmente il via libera al Decreto Legge n. 25/2017 recante “disposizioni urgenti per l’abrogazione delle disposizioni sul lavoro accessorio” nell’intento di bypassare, di fatto, la consultazione referendaria indetta.

A seguito dell’entrata in vigore del Decreto Legge, non sarà più possibile acquistare nuovi voucher per remunerare le prestazioni di lavoro (è previsto un regime transitorio fino al 31 dicembre 2017 per i buoni già richiesti alla data del 17 marzo 2017).
L’intervento del Governo, risolvendosi in una completa eliminazione dei buoni lavoro, va a creare un vuoto normativo andando a cancellare le caratteristiche positive dello strumento in oggetto, con ricadute sulla lotta al lavoro irregolare e sullo sforzo teso all’emersione del nero.
Se è pur vero che all’indomani dell’introduzione dei voucher lavoro si è assistito ad una situazione d’abuso, è anche vero che i Decreti Correttivi del Jobs Act erano intervenuti per cercare di arginare le distorsioni registratesi nella prassi.
Ciò non significa che il sistema non necessitasse di un intervento di riforma che implementasse la normativa esistente nell’ottica di una maggiore tracciabilità degli stessi.

A tal proposito, si segnala come il Parlamento stesse già valutando alcune ipotesi di riforma della normativa del lavoro accessorio decisamente più equilibrate rispetto all’eliminazione tout court dell’istituto. Vi era già, infatti, all’esame del Legislatore una proposta di legge (la C. 3601, primo firmatario l’on. Damiano) che mirava a modificare e a riscrivere gli artt. 48-49-50 del D.Lgs. 81/2015 in materia di lavoro accessorio.
La finalità della proposta Damiano era quella di circoscrivere l’ambito soggettivo ed oggettivo di applicazione dell’istituto, riportando la normativa sul lavoro accessorio sostanzialmente alla previsione originaria, proprio con l’obiettivo di affinarla e prevenirne l’utilizzo smisurato. Attraverso un elenco tassativo di prestazioni che potevano essere effettuate tramite il ricorso ai voucher (quali i piccoli lavori domestici, l'insegnamento privato supplementare, i lavori di giardinaggio, di pulizia e manutenzione di edifici e monumenti, la realizzazione di manifestazioni sociali ecc.) e una lista di prestatori di lavoro accessorio individuati tra cosiddette categorie deboli (disoccupati, casalinghe, studenti e pensionati ecc.) la proposta di legge Damiano cercava di affrontare in maniera seria e sensata il problema dell’abuso del ricorso ai voucher.

Con l’eliminazione dei buono lavoro, tutte le prestazioni a carattere occasionale ed accessorio, a cui difficilmente si può applicare una differente forma contrattuale del nostro ordinamento, rimarranno prive di qualunque tipo di garanzia e tutela. L’unico strumento utilizzabile da oggi potrà essere solo il cosiddetto lavoro a chiamata.

In collaborazione con Studio Legale Fava www.favalex.it

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