Usi e abusi della legge 104

Usi e abusi della legge 104

Licenziamento legittimo per chi non rispetta le direttive.

11 Apr, 2017
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La legge 104 del 1992 è nata per consentire al lavoratore disabile, sia esso dipendente pubblico o privato, di ottenere permessi retribuiti per poter riposare o, in alternativa, al lavoratore non disabile di ottenere gli stessi permessi per assistere famigliari o parenti affetti da disabilità grave.

E’ incontestabile che sia assolutamente degna di tutela l’esigenza di favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro di particolari categorie svantaggiate come i disabili o quei lavoratori che assistono e accudiscono un parente disabile. E’ altrettanto chiaro, però, che l’abuso di tale strumento comporta impatti negativi verso l’organizzazione aziendale.

Infatti, nonostante il datore di lavoro abbia facoltà di richiedere una programmazione mensile dei permessi al lavoratore, a quest’ultimo è concessa la facoltà di poter modificare unilateralmente tale programmazione; ciò in quanto la ratio della legge è improntata al principio che le esigenze di assistenza e di tutela del disabile devono prevalere sempre sulle esigenze organizzative imprenditoriali.

Il problema è che la legge 104, giusta e legittima, viene spesso utilizzata da un esercito di “furbetti” che usufruiscono dei permessi per fini totalmente estranei a quelli assistenziali generando scandali e indagini che hanno occupato e continuano ad occupare le prime pagine dei maggiori quotidiani nazionali. Basti qui ricordare l’altissima percentuale di vigli urbani della capitale che avevano richiesto il permesso 104 e che quindi erano assenti in servizio  la notte di capodanno; o ancora l’inchiesta “la carica delle 104” della procura di Agrigento che ha visto indagati centinaia di dipendenti tra i quali insegnanti, medici, e paramedici.

Proprio a causa di tali scandali si è imposta una battaglia ai “furbetti” a partire dalla Suprema Corte che, negli ultimi anni, ha adottato una linea dura e intransigente a riguardo.

Con una serie di pronunce, infatti, i giudici hanno decretato la legittimità del licenziamento per giusta causa irrogato a seguito dell’accertato illecito utilizzo dei benefici della 104, arrivando a precisare che non è ammissibile un’assistenza solo parziale durante le ore di permesso.

E’ stato, per esempio, giudicato legittimo il licenziamento di un dipendente del comune di Venezia che aveva chiesto il permesso legge 104 per assistere la madre disabile e che invece si recava a frequentare una lezione universitaria a Milano. Alla stessa conclusione sono giunti per quanto riguarda il licenziamento di un lavoratore che avendo chiesto tre giorni di permesso per assistere il parente malato, abbia effettivamente passato poco più di quattro ore con il famigliare e abbia dedicato il resto del tempo ad attività personali.

Oggi possiamo affermare con ragionevole certezza che l’abuso totale o anche solo parziale dei benefici concessi da questa legge giustifica sempre il licenziamento per giusta causa.

Vista la particolare gravità della condotta del lavoratore che abusa dei permessi, condotta che danneggia sia il datore di lavoro - che viene privato della prestazione lavorativa dovuta - sia l’intera collettività - costretta ad accollarsi l’indebito costo - la Cassazione è poi intervenuta nel disciplinare la facoltà, in capo al datore di lavoro, di controllare che il lavoratore stia effettivamente prestando assistenza durante i permessi.

A tale riguardo, in un’altra recente sentenza che ha fatto molto discutere, i cosiddetti “controlli difensivi”, effettuati da un’agenzia investigativa per stanare “i furbetti”, sono stati ritenuti non solo leciti, ma anche utilizzabili in giudizio.

La prova dell’abuso del permesso ottenuta attraverso investigazioni private può giustificare in primis il licenziamento per giusta causa, in quanto compromette irrimediabilmente il vincolo fiduciario indispensabile per la prosecuzione del rapporto di lavoro. Oltre a ciò, l’utilizzo dei permessi per fini diversi da quelli per i quali sono stati concessi e la falsa certificazione possono integrare gli estremi dei reati penali di falso e truffa.

Insomma, la legge 104, varata ben 24 anni fa, è diventata nel tempo una vera e propria fiera dell’abuso. Anche senza i famosi casi di cronaca e le indagini degli ultimi anni, sono gli stessi numeri che certificano l’abuso dei permessi nel nostro paese. Le assenze con permesso 104 sono quasi il triplo della media europea; da noi beneficia della 104 oltre il 10 per cento dei dipendenti pubblici e più del 7 per cento di quelli privati, cioè un esercito di 1,3 milioni di persone con un costo totale per l’INPS stimato di 725 milioni; il danno alla produttività delle imprese costerebbe 3,2 miliardi all’anno.

Possiamo, però, dire che qualcosa, forse, si sta muovendo. Non solo si susseguono sempre più le indagini della magistratura volte a smascherare e colpire i furbetti, ma anche i vari ministeri, in testa il MIUR hanno iniziato indagini a tappeto per cercare di arginare gli abusi e scoprire i comportamenti scorretti.

Tutto ciò è un’apprezzabile inizio, ma andrà implementato se non si vuole che ciò rappresenti una gigantesca occasione persa per il nostro paese anche in virtù del fatto che la legge 104 è uno strumento importantissimo ed è l’unica norma che vede l’Italia allineata ai sistemi di welfare degli stati cosiddetti più avanzati.

In collaborazione con Studio Legale Fava www.favalex.it

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