Studio e lavoro: un’alternanza costante

Studio e lavoro: un’alternanza costante

Quel prezioso filo che unisce il sapere e il fare.

28 Ott, 2016
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Per diversi anni un binomio insolito ha funzionato a dovere come un meccanismo perfettamente oliato: la formazione è una cosa, il lavoro un’altra. Prima si studia, ci si forma, le mani si possono sporcare, sì, ma solo d’inchiostro; poi, quando si finisce di studiare, si ricomincia a studiare, ad un livello sempre più alto. E finalmente, un bel giorno, si trova un lavoro, ma pulito, perché è un lavoro in cui le mani si possono macchiare, alla peggio, ancora d’inchiostro.
Questo sistema ha funzionato – e come ha funzionato! – per molti anni, probabilmente per l’inconsapevole istinto di protezione delle vecchie generazioni nei confronti delle nuove: noi abbiamo “faticato” duramente, se possibile ve lo risparmiamo. Un concetto comprensibile, altroché, ma che ha pian piano slegato sempre di più quell’unicum inscindibile che lega il fare e il sapere; li unisce l’apprendimento di concetti e astrazioni anche complesse con la prova della realtà.

L’esigenza di riprendere quel prezioso filo che unisce il sapere e il fare, e che è l’unico ingrediente per il “saper fare”, ha spinto la riflessione di tutti verso il recupero, sotto forme ovviamente diverse e rinnovate, del concetto di apprendistato: apprendista era colui che, un tempo, imparava un mestiere, mestiere che sarebbe un giorno diventato suo. Sono così ripresi, da diversi anni ormai e con un grado di raffinatezza crescente, sistemi di alternanza tra studio e lavoro che agiscono per restituire alle nuove e future forze del mercato del lavoro quella globalità che per troppo tempo è venuta a mancare.

Nel sito dedicato del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sono spiegate con molta chiarezza le linee in azione e le procedure da seguire.
Ecco alcune indicazioni del cosiddetto Sistema duale.
Formazione professionale iniziale
: al termine della scuola secondaria di primo grado, si può conseguire una qualifica professionale triennale o un diploma quadriennale al posto del percorso scolastico di secondo grado. Questa scelta non pregiudica l’eventuale ingresso in Università, consentito dopo un anno di formazione al termine del quale si consegue il diploma.
L’apprendistato, profondamente revisionato dal Jobs Act, è considerato uno dei capisaldi del Sistema duale e si divide in tre tipologie legate sia all’età sia alla qualifica da conseguire.
La modalità di Alternanza scuola lavoro (introdotta nel 2003) è probabilmente la più familiare e consiste in un percorso di arricchimento concertato tra l’istituzione scolastica e il soggetto ospitante.
Sicuramente il percorso per perfezionare al meglio questo sistema è ancora lungo; occorrerà fare i conti, tra l’altro, con i pur comprensibili timori per la riduzione dell’attività didattica e con lo scetticismo di chi dubita della reale utilità di far vivere allo studente un’esperienza lavorativa che, se non guidata a dovere, rischia di restare quasi a sé stante.

Più in generale, il Sistema duale – mutuato dall’esperienza tedesca – si propone di creare cammini integrati di formazione e attività professionalizzante come standard da seguire e non più come una novità o una semplice esperienza. Nel caso della disabilità, dove ogni ostacolo cessa di essere opportunità e diventa difficoltà, a maggior ragione un cammino che educhi chi ha uno svantaggio a familiarizzarsi col mondo del lavoro è la via regina da seguire. Molti disabili entrano tardi nelle aziende e l’ambientamento, non solo professionale ma anche ambientale e relazionale, può essere anticipato con esperienze mirate.

In collaborazione con Jobmetoo

 

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